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Latte crudo: piccolo il prezzo, grande il sapore!

Lunedì 14 Aprile 2008

milk.jpgDa Nord a Sud, i distributori automatici di latte crudo, in alcuni casi veri e propri self service, stanno arrivando ovunque mietendo consensi, sia per il gusto, che a molti ricorda il latte di una volta, quello appena munto, e sia per il costo, circa 1 euro al litro, ormai molto più basso del latte che si trova comunemente in commercio, che costa anche 70 centesimi in più. In alcune città ci sono persino distributori mobili, furgoncini con contenitori refrigerati che girano per i quartieri. Ma che cos’è il latte crudo? Come dice il nome, è un latte non trattato termicamente ad alte temperature ma soltanto refrigerato. Essendo un alimento molto delicato, è bene tenere a mente alcuni consigli del Libro bianco sul latte e i prodotti caseari di Inran (Istituto nazionale di ricerca sugli alimenti e la nutrizione) e Assolatte. Il latte è un alimento vulnerabile e un aumento di temperatura, per esempio durante il trasporto a casa, può comprometterne le caratteristiche igieniche e organolettiche. D’estate, in ogni caso, sarebbe opportuno usare una borsa termica e assicurarsi che la temperatura del proprio frigo sia sufficientemente bassa. Nel caso del latte crudo, poi, è sicuramente consigliata la bollitura. E anzi, dopo la prima bollitura, secondo l’Inran, bisognerebbe abbassare la fiamma rompendo la pellicola proteica superficiale e continuare il riscaldamento per qualche minuto, poiché la prima bollitura si ottiene a una temperatura di circa 80. In ogni caso, la durata deve essere riportata sulla macchina erogatrice, che, secondo le linee guida emanate dalla conferenza stato-regioni (25.01.97) deve anche riportare: data di mungitura, data di fornitura all’erogatore, di scadenza, istruzioni per la conservazione domestica (in frigo a temperatura compresa fra 0 e 4 C). Importante ricordare comunque che la durata dipende da molti fattori: temperatura di trasporto, di conservazione, perfetta pulizia del contenitore (plastica o vetro). Meglio allora non pensare ai 5 giorni garantiti dal latte pastorizzato, ma attestarsi sui due-tre. Per visualizzare la mappa dei distributori italiani, cliccate qui: http://www.milkmaps.com

Le patatine sono diventate blu

Mercoledì 30 Gennaio 2008
Già in commercio in Svizzera, presto sbarcheranno nel resto d’Europa.
Le “blue chips” sono prodotte grazie a tuberi dall’insolito colore bluastro.
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SAN GALLO (Svizzera) - Le classiche patatine da sgranocchiare qua e là, magari durante un apertitivo, ce le ricordiamo tutti di un colore dorato. Ma ecco che dalla Svizzera sono in arrivo le prime patatine blu: le “blue chips”, nate da tuberi dall’insolito colore bluastro, sono già disponibili negli scaffali dei consumatori elvetici. E presto, grazie a un ingegnere agronomo di San Gallo, sbarcheranno pure sul mercato europeo. L’idea di coltivare patate, che avessero un colore diverso dalle classiche marroni, è nata quasi 12 anni fa. Il suo “inventore”, Christoph Gämperli di Flawil, ha cominciato a incrociare nell’orticello di casa sua patate della specie “Idaho Blue” con quelle più chiare “Parli”, caratteristiche della regione Prättigau nei Grigioni.

LA NUOVA PATATA, PIU’ RESISTENTE ALLE MALATTIE - Ha aspettato facessero i frutti e solo dopo innumerevoli tentativi, esperimenti e test ecco messo a punto il nuovo prodotto alimentare, resistente oltretutto alle malattie. Le “Blaue St. Galler”, con tanto di marchio certificato, vengono prodotte dalla “Bischofszeller Nahrungsmittel AG” e saranno sugli scaffali della multinazionale svizzera di alimentari Migros con la denominazione di “Blue-chips”. Per il momento sono una trentina gli agricoltori che coltivano le nuove patate, con una produzione annuale di circa 200 tonnellate a fronte delle 400.000 tonnellate di quelle “tradizionali”. Ma Gämperli è fiducioso che il consumatore - svizzero ed europeo - apprezzerà questa curiosa quanto divertente novità da mettere in tavola.

Fonte: corriere.it

Cucina,Tokyo festeggia la sua incoronazione a capitale del gusto

Giovedì 22 Novembre 2007
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TOKYO (Reuters) - Dai minuscoli sushi bar al castello in stile francese ricostruito vicino a un centro commerciale, la prima guida Michelin dei ristoranti di Tokyo mette in evidenza la vasta offerta in città.

Nella sua prima puntata in Asia in 107 anni di storia, Michelin ha dispensato a Tokyo più stelle che ad ogni altra città del mondo, mettendo così a tacere le critiche secondo cui gli stranieri non apprezzerebbero la cucina locale.

“Grandi encomi per la nostra cultura culinaria”, ha titolato il Sankei Shimbun mentre quasi tutti gli altri giornali hanno messo in prima pagina la fotografia del primo chef giapponese che riceve le tre stelle Michelin, il riconoscimento più ambito.

Circa il 60% dei ristoranti censiti dalla guida Michelin offrono ai clienti cibo giapponese, dal sushi al tempura, fino al fugu o pesce palla, che se non viene preparato correttamente può essere velenoso.

La maggior parte degli altri ristoranti citati è francese, il che riflette in parte il fatto che molti dei più famosi chef giapponesi trascorrono in Francia il periodo dedicato all’apprendistato.

“Hanno dimostrato di aver compreso la nostra cultura del cibo assegnando le tre stelle anche a ristoranti piccoli e non particolarmente lussuosi”, ha detto l’esperto di cucina Yasuhiro Yamamoto al Sankei.

Finalmente il vino novello!

Venerdì 9 Novembre 2007
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Dalla mezzanotte e un minuto del 6 novembre 2007 hanno cominciato ad arrivare sulle tavole degli italiani le oltre 16 milioni di bottiglie di vino novello prodotte solamente quest’anno. ricordate però che affinchè questo vino mantenga inalterate le sue proprietà, va consumato entro sei mesi.



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